(foto: Daniel Schludi/Unsplash)

È passato un mese e mezzo da quando, con il vaccine day del 27 dicembre 2020, è iniziata ufficialmente la campagna vaccinale italiana contro il Covid-19. Da allora, secondo quanto risulta dal report ufficiale del Governo, sono state somministrate oltre 2 milioni e mezzo di dosi di vaccino, in gran parte a operatori sanitari e sociosanitari e quasi tutti della versione fornita da Pfizer e Biontech. Rispetto a quanto era stato preventivato nel mese di dicembre, e come avevamo raccontato qui su Meteo.it, la situazione si è dimostrata ben più fluida del previsto, con continui aggiustamenti e modifiche rispetto al piano originale.

Non è difficile pronosticare che anche nelle prossime settimane e nei prossimi mesi la situazione continuerà ad evolvere, in funzione - per quanto se ne sa a oggi - soprattutto della disponibilità di dosi vaccinali in arrivo dalle varie aziende farmaceutiche produttrici. E questo riguarda sia il caso dei vaccini già approvati (Pfizer-Biontech, Moderna e Oxford-AstraZeneca) sia quelli che già nei prossimi mesi potrebbero ricevere il via libera. Fino ad arrivare, con una prospettiva temporale più lunga, a molte altre formulazioni, inclusa quella "italiana" di Spallanzani-Reithera. Ma a che punto siamo oggi?

Un bilancio del primo mese e mezzo

Prima ancora di guardare al futuro, tracciamo il quadro dello stato dell'arte. Fino a oggi, includendo anche i giorni a cavallo tra dicembre e gennaio in cui la velocità di somministrazione è stata infima, è stata somministrata una media di poco inferiore alle 60mila dosi al giorno. È un ritmo che certamente dovrà aumentare nel corso del 2021: di questo passo, infatti, per somministrare le 80 milioni di dosi necessarie per coprire i due terzi della popolazione italiana servirebbero oltre 1.300 giorni, ossia altri 3 anni e mezzo circa. Era preventivato dall'inizio, comunque, che fino alla fine del primo trimestre di quest'anno si sarebbe proceduto più lentamente, perché la questione della fornitura delle dosi fa da collo di bottiglia.

(foto: Mufid Majnun/Unsplash)

Finora, infatti, abbiamo potuto contare quasi solo sulle forniture targate Pfizer, che come noto hanno subito anche qualche piccolo rallentamento rispetto al piano originale. Entro fine marzo dovremmo comunque arrivare solo per quella tipologia ben oltre la quota di 8 milioni di dosi ricevute, e al momento siamo ancora ben sotto i 3 milioni. Ancora piccolissimo, ma in crescita, dovrebbe essere l'apporto dei vaccini di Moderna: al momento ne sono state consegnate poco più di 100mila dosi, ma entro fine marzo dovremmo arrivare a superare abbondantemente il milione.

Per ora, complice il ritmo rallentato delle forniture, è stato necessario preoccuparsi di fornire nei giusti tempi la seconda dose alle persone che avevano già ricevuto la prima, quindi nelle ultime settimane il ritmo con cui sono coinvolte nuove persone nella campagna vaccinale è drasticamente calato. Sui primi 2,6 milioni di dosi iniettate, risultano già vaccinate con la doppia iniezione quasi 1,2 milioni di persone, dunque al momento abbiamo appena 200mila italiani circa che hanno ricevuto la prima dose e sono in attesa delle seconda. Non a caso, proprio in questi giorni (con le regioni che procedono in ordine sparso e ciascuna con un proprio calendario vaccinale) si stanno iniziando a coinvolgere nella campagna gli anziani sopra gli 80 anni, che nell'ordine di priorità indicato fin dall'inizio arrivano subito dopo gli operatori sanitari e le Rsa.

La lentezza nelle forniture ha contribuito a un altro dato di fatto: al momento l'Italia sta reggendo molto bene il ritmo delle somministrazioni. Le dosi già somministrate superano il 90% del totale di quelle ricevute (che sono 2,9 milioni circa) e tutte le regioni più popolose si attestano su percentuali altissime. La regione più lenta risulta essere la Liguria, poco oltre il 70%, ma di fatto le scorte regionali di vaccini pronti da somministrare ammontano a meno di 30mila unità. In cima alla graduatoria c'è invece la provincia autonoma di Bolzano, con un 100,2% di somministrazioni (dovuto al fatto che alcune seste dosi delle fiale sono state conteggiate nelle somministrazioni ma non nelle forniture), però in questo caso il dato negativo è la bassa adesione alla campagna vaccinale da parte del personale sanitario. Infine, a oggi la fascia d'età più coperta è quella 50-59 anni (con 680mila dosi somministrate), seguita da 40-49 (500mila), 60-69 (420mila), 30-39 (400mila), 20-29 (270mila), 80-89 (130mila) e via via le altre. Quella degli ultraottantenni, però, avrà certamente un'impennata già nelle prossime settimane, diventando probabilmente la prima in assoluto.

Ora si entra nel vivo

Se c'è una cosa che queste movimentate settimane di campagna di somministrazioni ci ha insegnato, è di non dire vaccino finché non è nel braccio. Stando ai piani ufficiali, però, le cose potrebbero andare persino meglio del previsto. A dicembre le proiezioni erano di arrivare a superare di poco quota 10 milioni di dosi entro fine marzo, mentre a oggi le nuove pianificazioni indicano che potremmo arrivare a quota 13 milioni. Ciò che fa la differenza, in particolare, è la fornitura di dosi AstraZeneca, che dovrebbe ammontare a oltre 5 milioni, di cui 4 nel corso del mese di marzo. Come già anticipato, la quota Moderna è poco più di un milione, e tutto il resto è Pfizer secondo le quantità già contrattualizzate nel 2020. La stessa Pfizer potrebbe garantire anche una fornitura extra qualora si concretizzassero gli accordi con l'Unione europea siglati all'inizio di gennaio.

(foto: National Cancer Institute/Unsplash)

Al di là dei dettagli fini, che possono continuamente cambiare per motivi indipendenti dalla volontà italiana, la notizia è che la campagna vaccinale sta per entrare nel vivo. Nel prossimo mese e mezzo riceveremo oltre il triplo delle dosi ricevute nel primo mese e mezzo di campagna, e ci troveremo anche a dover gestire la compresenza di tre soluzioni vaccinali diverse, ciascuna con le proprie peculiarità logistiche e di somministrazione. Insomma, la vera sfida organizzativa della campagna è quella che sta per avere inizio.

Nuovi piani e 4 fasi

È proprio di questi giorni la notizia di una revisione del piano nazionale delle somministrazioni che prevede una divisione in 4 diverse fasi, le quali però non saranno completate in ordine, bensì con una certa contemporaneità. Dunque, in questo senso, un'ulteriore novità è che la numerazione delle fasi non indica più in modo rigido l'ordine cronologico delle somministrazioni. Questo cambiamento è dovuto a una questione operativa: il vaccino AstraZeneca è stato autorizzato per la somministrazione alle sole persone fino a 55 anni, dunque per non lasciare le dosi ad ammuffire sugli scaffali si procederà al coinvolgimento precoce anche di diverse categorie di non anziani.

Ma andiamo con ordine: la fase 1, quella che si sta svolgendo dall'inizio a oggi, coinvolge operatori sanitari, Rsa e ultraottantenni per un totale di circa 6 milioni di persone. La fase 2 include chi ha oltre 60 anni, le persone con fragilità di tutte le età che sono a rischio di sviluppare forme gravi e altre fasce considerate a rischio. Qui ci sono 20 milioni di italiani. La fase 3 conta invece circa 4 milioni di persone e riguarda il personale scolastico e universitario (docente e non), le forze dell'ordine, le carceri, gli operatori di altri servizi essenziali e infine le persone che hanno altre patologie lievi, di tutte le età. E la fase 4, a conclusione, chi non rientra in alcuna delle fasce precedenti, ossia circa 20 milioni di persone.

(foto: Hakan Nural/Unsplash)

Lo schema dietro questa suddivisione, che è ancora in attesa di ufficialità, pare chiaro: le prime due fasi puntano ad abbassare il numero di casi gravi, di ricoveri ospedalieri e di decessi, mentre le altre due mirano ad abbattere la circolazione virale a livello della popolazione generale. Il totale delle persone non corrisponde naturalmente all'intera popolazione italiana, bensì a circa 50 milioni di persone, perché per i più giovani al momento non esiste alcun vaccino approvato. In questo conteggio non si è tenuto conto, invece, di quelle persone che pur avendo diritto alle proprie dosi decideranno di non vaccinarsi.

Naturalmente, per una questione di età e come già anticipato, la fase 3 non partirà in coda alla 2, ma già contemporaneamente. Anzi, si prevede anche la possibilità che la fase 3 prenda il via mentre la 1 è ancora in corso, con un avanzamento in parallelo. In particolare, alle persone delle fasi 1 e 2 sarà somministrato il vaccino Pfizer oppure quello Moderna, mentre a chi si trova nella fase 3 sarà offerta la formulazione di AstraZeneca. Per quanto riguarda la fase 4, che comunque sarà spostata in avanti di diversi mesi, varrà invece un sostanziale liberi tutti: verranno somministrati vaccini in base alla loro effettiva disponibilità del momento.