(foto: Pixabay)

I danni prodotti dall'innalzamento della temperatura media globale sono visibili praticamente ovunque. Da un lato aumenta l’incidenza dei fenomeni atmosferici estremi, come alluvioni, uragani e tempeste che spazzano via interi paesi. Dall’altro si verificano eventi meno appariscenti ma altrettanto gravi, che rischiano di compromettere equilibri tra ecosistemi che si reggevano da tantissimo tempo. Di quest'ultimo genere è il caso di Abisko, una località nel circolo polare artico che sta registrando incrementi di temperatura molto rapidi e altrettanto pericolosi.

I ghiacci stanno scomparendo

I dati sul riscaldamento globale sono sempre più allarmanti: basta pensare che la calotta glaciale si sta sciogliendo con una velocità molto maggiore del previsto. In termini numerici, dal 2000 al 2019 si sono sciolte 267 miliardi di tonnellate di ghiaccio ogni anno, e in questi vent'anni la velocità di scioglimento è praticamente raddoppiata.

(foto: Wikimedia Commons)

Tutto questo ha effetti devastanti su parecchi aspetti: anzitutto danneggia moltissimi ecosistemi viventi, sia marini sia terrestri, poi determina il ben noto aumento dei livelli dei mari e degli oceani, che potrebbe causare la scomparsa di diverse città in tutto il mondo. Da italiani citiamo spesso Venezia, che come sappiamo sorge proprio a livello del mare e basterebbe un innalzamento di 1 metro per provocare danni irreparabili.

Ma quello che preoccupa ancora di più sono le previsioni per il futuro: tra il 2021 e il 2050 si stima una perdita di massa glaciale pari a 13mila miliardi di tonnellate, ossia scompariranno 5 piscine olimpioniche di ghiaccio ogni secondo, e questo accadrà senza sosta per i prossimi trent'anni.

Abisko: che cosa sta succedendo?

Tra le tante località monitorate e costantemente analizzare per valutare l’impatto del riscaldamento globale va ricordata la già citata Abisko, che si trova in particolare nel nord della Svezia. In queste zone, famose per le aurore boreali, si è abituati a inverni freddi con un tipico paesaggio artico. Nella parte più a nord la neve per fortuna rimane ancora, ma al di sotto ci sono già chiari segnali di un cambiamento troppo veloce e difficile da contrastare. Facendo riferimento ai dati rilevati da un termometro di una stazione meteorologica in questa zona, dal 1989 in avanti soltanto il 2010 non è stato un anno considerato troppo caldo.

(foto: Wikimedia Commons)

Di sicuro non c'è più così freddo come qualche decennio fa, e ad allarmare gli esperti di clima è soprattutto il fatto che ad Abisko il riscaldamento sta avendo effetti raddoppiati sulla temperatura media annua rispetto al resto del mondo. Ad aggravare ulteriormente la situazione sono i cicli di feedback: reazioni a catena che amplificano gli effetti del riscaldamento globale. Infatti, il progressivo scioglimento dei ghiacci determina una minore riflessione della luce solare e quindi un maggiore rialzo delle temperature, dovuto proprio all'assorbimento di calore extra.

Gli ecosistemi viventi in crisi

Come detto, gli effetti del riscaldamento globale mettono a rischio gli equilibri degli ecosistemi viventi. Questo è particolarmente evidente nel parco nazionale di Abisko, dove molte specie rischiano l’estinzione e si trovano costrette a migrare verso aree più fredde e con caratteristiche ambientali diverse. In particolare, a causa delle temperature più miti, la volpe rossa sta sconfinando nel territorio d’azione della volpe artica e come risultato quest’ultima è diventata una preda della prima. Il rischio è che la volpe artica sparisca per sempre e per evitare questo effetto domino sono stati avviati dei programmi di protezione per tutelare questa specie a rischio estinzione.

Una vista recente di Abisko (foto: Wikimedia Commons)

Ogni anno la situazione peggiora anche per le renne: a causa del clima meno rigido è aumentata la quantità di pioggia, e a contatto con la neve questa si ghiaccia ricoprendo i licheni, privando le renne della loro principale fonte di sostentamento. Incapaci di reperire cibo, muoiono di fame, e spesso l'unica salvezza sono le famiglie di allevatori che le nutrono in cattività.

Come testimoniano i dati, non erano mai state registrate temperature così miti in queste aree, e di conseguenza nessuno era pronto a dovere affrontare così in fretta una situazione nuova e dalle tante difficoltà. Qui, come in tante altre aree del pianeta, ulteriori rialzi di temperatura potrebbero avere effetti devastanti sulla flora, sulla fauna e anche sulle persone. Per questo occorre predisporre misure decise e rapide per contrastare l’inquinamento e il riscaldamento globale.