(foto: Ankit Sood/Unsplash)

9 ore e 30 minuti di luce a Palermo, 9 ore e 14 a Napoli, 9 ore e 7 minuti a Roma, 8 e 45 a Torino, 8 e 42 a Milano: sono questi alcuni dei numeri del giorno più corto, o della notte più lunga, dell'anno. Vale a dire, del solstizio d'inverno del 2020. Per la precisione, il momento in cui il Sole sta sulla verticale del tropico del Capricorno, quindi allo zenit 23 gradi e mezzo sotto l'equatore, è alle 11:02 italiane di lunedì 21 dicembre. L'attimo in cui i raggi del Sole arrivano con il massimo dell'inclinazione, e quindi più indeboliti, sull'emisfero boreale.

Il quell'istante, come suggerisce la parola stessa solstizio (dal latino solstĭtĭum, ossia Sole che si ferma, sōl-sistĕre), la nostra stella nel suo moto apparente smette di scendere verso sud sotto l'equatore, e inizia la sua risalita verso nord. Una risalita inesorabile che continuerà fino ad arrivare a picco sulla verticale dell'equatore con l'equinozio di primavera (sabato 20 marzo 2021) e poi del tropico del Cancro con il solstizio d'estate (lunedì 21 giugno 2021). Responsabile di tutto questo, cioè dell'alternanza delle stagioni, è l'inclinazione dell'asse di rotazione terrestre rispetto al piano dell'orbita ellittica che la Terra descrive intorno al Sole.

A causa del fatto che l'anno solare non coincide con un numero intero di giornate, ma dura 365 giorni 5 ore e 48 minuti, il solstizio d'inverno non cade sempre nello stesso momento dello stesso giorno, ma può variare tra il 21 e il 22 dicembre, tardando di quasi 6 ore da un anno al successivo. Ogni quattro volte, con l'anno bisestile, il 29 di febbraio fa un sostanziale reset del ciclo, in modo che il solstizio resti sempre confinato all'interno delle stesse due giornate. E quest'anno, oltre a essere il primo solstizio dopo un febbraio bisestile, nel cielo c'è anche un altro evento straordinario, tra l'altro reso visibile proprio dal tramontare precoce del Sole: in basso verso sudovest, tra le 17:00 e le 19:00 del 21 dicembre si può ammirare la grande congiunzione tra Giove e Saturno, con i due puntini luminosi vicini come non mai da secoli a questa parte.

(foto: Kristopher Roller/Unsplash)

Tutto quello che il solstizio d'inverno non è

Che cosa sia il solstizio d'inverno dal punto di vista astronomico è presto detto: il momento in cui il Sole raggiunge la minima declinazione dal punto di vista degli abitanti dell'emisfero nord, e quindi si ha la giornata più breve di tutte e la minima altezza raggiunta dal Sole nel suo arco apparente descritto nel cielo. Inoltre, il solstizio d'inverno segna anche l'inizio dell'inverno astronomico, o più semplicemente della stagione invernale.

Tuttavia, ci sono anche molte cose che il solstizio d'inverno a volte viene creduto essere, e invece non è. Per esempio il solstizio d'inverno non significa affatto che la Terra sia più lontana dal Sole, ma anzi è molto prossima a raggiungere la minima distanza di tutta l'orbita di rivoluzione. Il record di avvicinamento, ossia il perielio, sarà tra pochi giorni: il 2 gennaio 2021 (e la massima distanza, l'afelio, sarà a luglio). Il fatto che si sia in una stagione calda o in una fredda, infatti, dipende quasi esclusivamente dall'inclinazione dei raggi solari, e la distanza Terra-Sole è di fatto ininfluente.

Altra cosa che il solstizio d'inverno non indica, nonostante la questione dell'inclinazione possa indurre a pensarlo, è che si sia in corrispondenza del giorno più freddo dell'anno. Anche se nel solstizio d'inverno il Sole è più basso sull'orizzonte che mai, la temperatura media del nostro emisfero continuerà a calare ancora per alcune settimane, fino a raggiungere il minimo molto probabilmente tra gennaio e febbraio.

E a completare la lista dei non è del solstizio d'inverno c'è la stagione invernale meteorologica. A differenza delle stagioni astronomiche, infatti, quelle meteo iniziano e finiscono sempre in corrispondenza delle mensilità, e in particolare l'inverno va dal primo di dicembre fino al 28 febbraio (o al 29, nei bisestili).

(foto: Stephen Andrews/Unsplash)

Da Santa Lucia al Natale

Come commentare allora il detto della saggezza popolare secondo cui la notte di Santa Lucia, il 13 di dicembre, è "la notte più lunga che ci sia"? Senza cadere in contraddizione, c'è comunque un fondo di verità: il 13 dicembre è effettivamente il giorno in cui il Sole tramonta prima in assoluto. Tuttavia, bisogna tenere conto anche dell'orario dell'alba. Nel giorno in Santa Lucia, infatti, il Sole sorge prima rispetto del solstizio d'inverno e - facendo i conti precisi - si scopre che la durata complessiva del dì dopo il 13 dicembre continua ancora a decrescere, proprio fino al giorno del solstizio.

Anche la prossimità tra il solstizio d'inverno e la festività del Natale non è affatto casuale. Il solstizio d'inverno fin dall'antichità ha simboleggiato la vittoria della luce sulle tenebre, e in moltissime tradizioni e culture ci sono feste e celebrazioni legate a questo momento dell'anno. Più che con la data effettiva della nascita della figura storica di Gesù, la festività cristiana del Natale è stata fissata in modo da coincidere (e quindi sostituire) le festività precedenti pagane, conciliando la tradizione delle feste antiche con le celebrazioni cristiane. Oltre a Gesù, che tra le altre cose secondo la tradizione è colui che porta la luce, molte altre divinità hanno la data di nascita collocata tra il 21 e il 25 dicembre.

Fin dall'antichità, poi, il solstizio d'inverno era celebrato con costruzioni e altri manufatti. Dai megaliti di Stonehenge in Gran Bretagna, che nei giorni dei solstizi sono allineati alla perfezione con la geometria dell'arco descritto dal Sole, fino a incisioni rupestri preistoriche ritrovate in Italia e in Iran. E in moltissime lingue, contemporanee o non più parlate, ci sono termini creati ad hoc per descrivere questo fenomeno: dal russo karatciun allo scandinavo jul, dal celtico alban arthuan al germanico yulè e fino al lappone juvla.